Molti di Voi avranno sentito parlare della sindrome femore rotulea o peggio ancora siete tra quelli che dopo essere stati in cura dall'ennesimo ortopedico, non avete ancora risolto il problema.
Quel maledetto dolore alle ginocchia che vi condiziona la vita e non vi abbandona pur avendo sborsato cifre da capogiro per cure fisioterapiche: tecarterapia - laserterapia - onde d'urto - infiltrazioni di acido ialuronico e piastrine e così via.
Quante volte vi è capitato di uscire da uno studio ortopedico e dopo aver sborsato una cifra astronomica, vi rendete conto che le indicazioni per curare il vostro problema non sono studiate sulla vostra persona, ma sono solo frutto della casistica in cui rientrate sulla base delle vostre dichiarazioni.
Peggio ancora dalla fortuna che il medico abbia intuito realmente la vostra situazione nei brevi minuti in cui vi ha visitato.
Personalmente mi sono ritrovata a ricevere il consiglio di applicare la classica boule dell'acqua calda da uno specialista, mentre il mese successivo un altro medico altrettanto quotato mi ha consigliato l'esatto opposto. Per inciso la risonanza magnetica visionata era la stessa e le ginocchia anche.
Chi è stato seguito da più di un fisioterapista può essersi ritrovato ad eseguire esercizi che poi sono stati criticati dai fisioterapisti successivi come inutili o addirittura dannosi.
Quello che ho capito dalla mia esperienza personale è che quando ti viene diagnosticata la sindrome femore rotulea, in realtà è come se ti dicessero che sei di costituzione mediterranea anziché nordica e che per questo non ti hanno saputo dire esattamente come puoi uscirne. Ti hanno solo classificato.
In realtà tutti noi sappiamo che se andiamo da un ortopedico perché avevamo dolori alle ginocchia, raramente salta fuori che in realtà il vostro problema era la spalla. Dico raramente perché ci sono casi controversi in cui è stato dimostrato che alcuni dolori si possono avvertire in punti lontani da quelli in cui realmente si trova il problema. Ma diciamolo, sono casi molto rari.
Il Blog Sindromefemorerotulea nasce con l'esclusivo intento di raccogliere le esperienze di pazienti a cui è stata diagnosticata la sindrome femore rotulea, di come sono riusciti a risolverla e soprattutto quali conseguenze hanno comportato le scelte di seguire il consiglio degli esperti.
Per questo motivo non è da considerarsi al momento in alcun modo uno strumento per ottenere consigli di natura medica.
Vuole solo essere uno scambio libero di opinioni tra pazienti che soffrono di questo problema e chiaramente saranno ben gradite le opinioni di quelli che in qualche modo sono riusciti a trovare una via d'uscita accettabile, come pure quelle esperienze in cui la scelta di eseguire terapie cure ed interventi hanno invece comportato l'aggravarsi della situazione.
Se il sito avesse successo potrebbe anche diventare uno strumento utile per capire che il problema, talvolta invalidante, è piuttosto diffuso, a non perdere la speranza o a trovare nei casi più gravi un supporto in quei momenti di solitudine e di disperazione.
Se poi qualche medico competente desidera intervenire con qualche precisazione di natura prettamente professionale, può farlo liberamente ma in questo caso è necessario che dichiari esattamente la qualifica e la struttura in cui opera, in modo che gli utenti possano poi controllare le referenze e capire se il post è fatto da un professionista o da un perditempo.
Ogni opinione ribadisco è da considerarsi solo e strettamente un'opinione e quindi non una consulenza medica e qualsiasi decisione scaturisca nel leggere i post pubblicati è libera interpretazione delle considerazioni personali e dell'attendibilità della fonte da cui proviene.
Con questo auguro un caloroso benvenuto a tutti coloro che vorranno partecipare sperando che la sofferenza crei un rapporto di generosa solidarietà tra persone che non si conoscono, ma che condividono lo stesso problema.
Talvolta una buona parola, spesa nel momento giusto, diffusa con sincerità, può salvare la vita professionale, familiare di molte persone o aiutarle psicologicamente a convivere con un'invalidità non riconosciuta.

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